Pacchetto Economia Circolare UE

Pacchetto Economia Circolare: l’Italia lo deve recepire entro il 2020

Ora è ufficiale, nero su bianco. Il 14 giugno il Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Ora però tocca agli Stati membri, Italia inclusa, che dovranno recepire le norme entro il 5 luglio 2020.

Si conclude così un percorso iniziato nel 2015 e che dopo circa 3 anni, con qualche aggiustamento, ha portato a un pacchetto di misure sulla circular economy che hanno l’obiettivo di aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile.

Il Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare contiene quattro direttive:

Direttiva 2018/849 che modifica le direttive 2000/53/CE sui veicoli fuori uso, 2006/66CE su pile e accumulatori e rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche

Direttiva 2018/850 che modifica la direttiva 1999/31CE sulle discariche

Direttiva 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98 sui rifiuti

Direttiva 2018/852 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

Le norme introducono anche nuove definizioni. Come ad esempio quella di rifiuti urbani, definiti come rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata; rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti equiparabili ai rifiuti domestici per natura e quantità; rifiuti risultanti dalla pulizia dei mercati e dalla nettezza urbana.

Importanti anche i riferimenti al “Food Waste“, ovvero gli alimenti destinati al consumo umano, commestibili o non commestibili, rimossi dalla catena di produzione o di approvvigionamento per essere scartati, e alla cosiddetta Responsabilità Estesa del Produttore, che implica che chi produce un bene abbia la responsabilità finanziaria o finanziaria e organizzativa per la gestione dei rifiuti derivanti dallo stesso prodotto.

In tema di prevenzione, il pacchetto di norme chiede agli Stati membri di adottare misure volte a evitare la produzione di rifiuti, come l’incentivo all’utilizzo di prodotti efficienti sotto il profilo delle risorse, durevoli, riparabili e riciclabili o la creazione di sistemi che promuovano attività di riutilizzo, in particolare per le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, i tessili e i mobili, senza dimenticare una riduzione della generazione di rifiuti alimentari nella produzione primaria, nella trasformazione e nella fabbricazione, nella vendita e in altre forme di distribuzione degli alimenti, nei ristoranti e nei servizi di ristorazione, nonché nei nuclei domestici.

Previsto anche un rafforzamento della gerarchia dei rifiuti con l’introduzione dell’obbligo per gli Stati membri di mettere in essere strumenti economici adeguati per la sua implementazione, dalla tariffazione puntuale agli appalti pubblici sostenibili.

E poi ci sono i nuovi target:
Rifiuti solidi urbani: l’obiettivo è di riciclarne il 65% entro il 2035, con tappe intermedie del del 55% al 2025 e 60% al 2030. Sul fronte imballaggi, il target è del 65% al 2025 e del 70% al 2030. Entro il 2035, non più del 10% dei rifiuti potrà essere conferito in discarica. I già citati obiettivi potranno essere rivisti nel 2024.
Rifiuti organici: A partire dal 2025 in tutta l’Unione Europea sarà obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti di materiali organici da avviare al compostaggio. Obbligo anche per la raccolta selettiva dei materiali tessili e di quelli pericolosi nei rifiuti domestici, come vernici, pesticidi, oli e solventi.

Il Pacchetto interviene contro gli sprechi alimentari, chiedendo agli Stati membri di ridurli del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, anche incentivando la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza.

Per quanto riguarda gli imballaggi, l’Italia è già in linea con i futuri target europei. Tranne in un caso, quello della plastica. Oggi se ne raccoglie il 41%, l’obiettivo al 2025 è del 50%, per poi salire di altri 5 punti percentuali entro il 2030.

Nel 2025 il risparmio di materie prime per l’industria europea potrebbe essere di circa 400 miliardi di euro e di 12 miliardi di euro per la sola Italia.

Michele De Feo

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