Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2020

Italia ancora prima tra i paesi europei ma stiamo rallentando è quello che emerge dal Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2020.

Il rapporto è stato realizzato dal CEN-Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 14 aziende e associazioni di impresa, e da ENEA

Il 19 Marzo è stato presentato in streaming dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali ENEA Roberto Morabito.

STATO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE A LIVELLO GLOBALE

In media ogni persona sulla Terra utilizza più di 11 tonnellate di materiali all’anno: quasi un terzo dei materiali utilizzati nell’arco di 12 mesi rimangono in uso dopo un anno, come i veicoli, ma il 15% viene immesso nell’atmosfera in forma di gas serra e quasi un quarto è direttamente scartato nell’ambiente, come avviene prevalentemente per la plastica.

Come riportato dal Circularity Gap Report 2020, la circolarità nel nostro pianeta: tra il 2015 e il 2017 è scesa dal 9,1% all’8,6%.

Questo dato è la risultanza dall’aumento dei consumi cresciuti di oltre l’8% (da 92,8 a 100,6 Mld/t), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 Mld/t).

La fotografia fornita ci mostra come la strada verso la circolarità sia un percorso ancora lungo e che di fronte all’ economia circolare siamo tutti Paesi in via di sviluppo.

STATO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE SULLA BASE DEL PIANO D’AZIONE EUROPEO

Per definire lo stato dell’economia circolare sono stati considerati i cinque settori del Piano europeo per l’economia circolare presentato nel 2015: produzione, consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde e innovazione e investimenti.

Per ciascuno di questi settori è stato individuato un set di indicatori, sulla base dei quali è stato attribuito un punteggio e realizzata una comparazione fra le cinque principali economie dell’Unione Europea: Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia che, con l’uscita del Regno Unito dall’UE, risulta la 5° economia dell’Unione Europea.

Come si può vedere dal grafico “dell’indice complessivo di circolarità” l’ Italia (100 punti) nel 2020 resta ancora prima come nel 2019, inseguita da Germania (89 punti), Francia (88), Polonia 72 e dalla Spagna 71.

Fonte: Rapporto sull’economia circolare 2020

Analizzando si può notare che stiamo perdendo terreno: a minacciare un primato che è anche un asset per la nostra economia è la crescita veloce di Francia e Polonia, che migliorano la loro performance con, rispettivamente, più 7 e più 2 punti di tasso di circolarità nell’ultimo anno.

Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network. commenta: “Nell’economia circolare, l’Italia è partita con il piede giusto e ancora oggi si conferma tra i Paesi con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia , oggi registriamo segnali di un rallentamento, mentre altri Paesi si sono messi a correre: in Italia gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti dell’1%.  È un paradosso che, proprio ora che l’Europa ha varato il pacchetto di misure per lo sviluppo dell’economia circolare, il nostro Paese non riesca a far crescere questi numeri”.

Roberto Morabito Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA aggiunge: ” l’andamento temporale degli indicatori mostra purtroppo un peggioramento per il nostro Paese. Stiamo pericolosamente rallentando e se continuiamo così corriamo il rischio di essere presto superati dagli altri Paesi, che invece nel frattempo stanno accelerando. Serve un intervento sistemico con la realizzazione di infrastrutture e impianti, con maggiori investimenti nell’innovazione e, soprattutto, con strumenti di governance efficaci, quali l’Agenzia Nazionale per l’Economia Circolare”.

Come riportato all’interno del rapporto l’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non si è invece ancora dotata di una Strategia nazionale e di un Piano di azione per l’economia circolare.

Strategia nazionale e il Piano di azione per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero servire al Paese anche per avviare un percorso di uscita dai danni economici e sociali prodotti dall’epidemia del coronavirus ancora in corso.

Per l’Italia il Green Deal europeo può costituire una straordinaria occasione di sviluppo entro un percorso di transizione ecologica, se saprà definire un proprio quadro strategico coerente e sviluppare azioni per incrementare ed impiegare in modo efficace le risorse finanziarie rese disponibili dal Piano europeo.

LE PERFORMANCE NEI VARI SETTORI CONSIDERATI

1 Produzione:

Fonte: Rapporto sull’ economia circolare in Italia 2020

2 Consumo:

Fonte: Rapporto sull’economia circolare in Italia 2020

3 Gestione dei Rifiuti:

Fonte: Rapporo sull’economia circolare in Italia 2020

4 Mercato delle Materie Prime Seconde:

Fonte: Rapporto sull’economia circolare in Italia 2020

5 Investimenti, Innovazione ed occupazione:

Fonte: Rapporto sull’economia circolare in Italia 2020

Sotto il profilo del lavoro, siamo secondi solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Percentualmente le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% e secondi   dietro la Polonia che registra il 2,2%.

FOCUS SULLA BIOECONOMIA

All’ Interno del rapporto si trova un interessante focus sulla Bioeconomia un settore che in Europa ha fatturato 2.300 miliardi di euro con 18 milioni di occupati nell’anno 2015 (8,2% della forza lavoro dell’UE).

In Italia le attività connesse alla bioeconomia nel 2017 hanno fatturato oltre 312 miliardi di euro e impiegato circa 1,9 milioni di persone, rappresentando il 19,5% del PIL nazionale e l’8,2% degli occupati.

Una bioeconomia vitale, in grado di rigenerarsi utilizzando risorse rinnovabili in modo durevole, costituisce un aspetto strategico dell’economia circolare.

Per essere circolare e sostenibile, la bioeconomia deve essere rigenerativa: bisogna utilizzare le risorse naturali con modalità compatibili con la loro resilienza e contribuire alla loro rinnovabilità, mantenendo nel tempo la fertilità dei suoli e le altre condizioni ecologiche che consentono di rigenerarle.

“La transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia rigenerativa è sempre più urgente e indispensabile anche per la mitigazione della crisi climatica. Oggi esistono importanti strumenti normativi a livello europeo ma vanno incoraggiati. Penso al piano investimenti presentato alla Commissione europea il 14 gennaio scorso: un primo passo che però non è ancora sufficiente”, afferma Edo Ronchi, presidente del CEN. “Per rendere operativo il Green Deal occorre almeno il triplo delle risorse stanziate: bisogna arrivare a 3.000 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo serve un pacchetto di interventi molto impegnativi: una riforma dei regolamenti alla base del Patto di Stabilità per favorire gli investimenti pubblici; una nuova strategia per la finanza sostenibile in modo da incoraggiare la mobilitazione di capitali privati; una revisione delle regole sugli aiuti di Stato. Indispensabili, infine, la revisione della fiscalità e la riforma degli stessi meccanismi istituzionali dell’Unione Europea”, conclude.

Qui puoi trovare il rapporto completo.

Info: https://circulareconomynetwork.it/ , https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/

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