I risultati del primo monitoraggio realizzato da LEGAMBIENTE e FONDAZIONE ECOSISTEMI sull’applicazione dei Criteri ambientali minimi nelle gare d’appalto

I Comuni alla prova del Green public procurement

I risultati del primo monitoraggio realizzato da Legambiente sull’applicazione dei Criteri ambientali minimi nelle gare d’appalto.

1.048 amministrazioni comunali coinvolte: circa il 30% non li applica.

Gestione dei rifiuti, carta, riscaldamento E illuminazione le categorie più diffuse.

Sardegna e Trentino-Alto Adige in testa alla classifica

Premessa

Il questionario della Legambiente sullo stato di applicazione dei Criteri ambientali minimi (CAM), resi obbligatori dall’articolo 34 del Codice degli Appalti, è il più importante monitoraggio fino a oggi realizzato in Italia. Si tratta di un’anteprima del lavoro sulla concreta attuazione nel nostro paese delle norme relative al Green Public Procurement (GPP) e sulla loro diffusione che si svilupperà attraverso l’attività dell’Osservatorio “Appalti verdi”, costituito da Legambiente in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi (specializzata, in particolare, nell’analisi e nella promozione degli acquisti verdi e sostenibili, per i quali è leader, in Italia e in Europa, da oltre quindici anni).

Attraverso l’attività dell’Osservatorio, Legambiente punterà la lente di ingrandimento sul tema del GPP e dell’attuazione dei CAM avviando un vero e proprio monitoraggio civico.

Svolgeremo, insomma, un’azione di controllo dell’effettivo rispetto delle norme in materia, di informazione e di formazione, diffusa sul territorio, anche grazie alla partecipazione di realtà d’impresa che hanno già deciso di aderire a queste iniziativa, come Novamont, Ecopneus ed Eurosintex.

La spesa della Pubblica Amministrazione (pari ad oltre 170 miliardi di euro) è una quota importante per orientare verso la sostenibilità ambientale il mercato ed il GPP è una leva già diventata realtà, almeno dal punto di vista normativo. Si tratta ora di lavorare perché questa obbligatorietà sia rispettata partendo dal presupposto che i GPP sono uno strumento fondamentale per avviare concretamente un processo di riconversione ecologia del mercato di beni e servizi, a cominciare dall’economia circolare.

1. Il quadro nazionale

Al questionario, predisposto come ogni anno da Legambiente nell’ambito dell’iniziativa dedicata ai Comuni Ricicloni, hanno risposto 1.048 amministrazioni comunali. Ad oggi, circa il 29,38% di questi comuni non applica i CAM in nessuna categoria merceologica, anche se, occorre dirlo, si tratta di un dato probabilmente sopravvalutato, perché circa la metà di questa percentuale è dovuto a un’assenza di risposte.

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti (sempre nel 27,48% dei casi), seguiti da quelli relativi alla carta (24,42%), al riscaldamento e illuminazione (18,51%), alla gestione delle pulizie (18,41%) e alla ristorazione collettiva (15,93%).

E’ probabile che, nel caso della gestione dei rifiuti, le risposte da parte dei Comuni abbiano sovrapposto le politiche territoriali per la raccolta porta a porta – comunque previste nel CAM – con i criteri, tout court.

Risulta ancora insufficiente l’attuazione dei CAM relativi al settore edile (5,82%), che però è stato approvato, nella sua forma definitiva, negli ultimi mesi del 2017, agli arredi per interni (6,10%), alle apparecchiature elettriche ed elettroniche (9,54%) e all’arredo urbano (9,92%).

 

Se compariamo i dati regionali – suddividendoli per le macroregioni geografiche – possiamo osservare che le differenze non sono poi così accentuate, e comunque assai più articolate di quel che potremmo pensare.

Addirittura, nel Nord, è ancora più alto il dato – pari al 34,4% – dei comuni che non adottano i CAM in nessuna categoria merceologica.

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi all’acquisto della carta (25,6%), alla gestione dei rifiuti (25,24%), seguiti da quelli relativi al riscaldamento e illuminazione (17,32%), alla gestione delle pulizie (17,20%) e alla ristorazione collettiva (12,37%).

Anche in questo caso risultano modeste le percentuali dei Comuni che attuano i CAM relativi agli arredi per interni (4,95%) – eppure proprio nel Nord Est sono insediati i principali distretti produttivi del settore del mobile – al settore edile (5,81%), alle apparecchiature elettriche ed elettroniche (8,04%) e all’arredo urbano (8,78%).

Nelle regioni dell’Italia centrale (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) è ancora molto più basso il dato

– pari al 17,07% – dei comuni che non adottano i CAM in nessuna categoria merceologica: va però detto che il numero complessivo dei Comuni centrali che ha risposto è molto più basso (circa il 10%) di quelli del Nord, e quindi la sua significatività è ridotta.

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti (36,58%), all’acquisto della carta (30,48%), seguiti da quelli relativi alla gestione delle pulizie (23,17%), al riscaldamento e illuminazione (17,32%), e alla ristorazione collettiva (17,07%).

Anche in questo caso risultano modeste le percentuali dei Comuni che attuano i CAM relativi al settore edile (4,87%), alla gestione del verde pubblico (8,53%) e agli arredi per interni (10,97).

2. Le eccellenze del Sud

Nelle regioni del Sud, è ancora più basso il dato – pari al 7,99% – dei comuni che non adottano i CAM in nessuna categoria merceologica (anche in questo caso va detto che il numero complessivo dei Comuni che hanno risposto è decisamente inferiore alle altre aree del Paese).

Va però detto che, tra le Regioni del Sud, alcune (in particolare la Regione Sardegna, leader nazionale nelle politiche per il GPP, la Regione Basilicata, capofila del progetto europeo GPP Best e la Regione Puglia) hanno utilizzato le risorse comunitarie per approvare dei Piani d’Azione per il GPP, che ne hanno previsto la promozione e la diffusione presso le amministrazioni comunali.

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti (47,44%), al riscaldamento e all’illuminazione (40,14), alla gestione delle pulizie (33,57%), all’acquisto della cancelleria (32,11%) e della carta (25,54%), mentre la ristorazione collettiva presenta valori più bassi (17,07%).

Anche in questo caso risultano modeste le percentuali dei Comuni che attuano i CAM relativi al settore edile (10,94%).

3. I primati di Sardegna e Trentino-Alto Adige

Due Regioni in cui i comuni risultano essere particolarmente attivi nell’attuazione del Green Public Procurement, sono la Sardegna e al Trentino Alto Adige.

La Regione Sardegna non presenta amministrazioni comunali che non adottano il GPP. Le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono otto, tra cui la gestione dei rifiuti e la ristorazione collettiva (entrambe 62,5%), la carta e la gestione delle pulizie (entrambi al 56,25%), la gestione del verde pubblico (al 50%), il riscaldamento e l’illuminazione, gli arredi per interni e l’acquisto di apparecchiature elettriche ed elettroniche (tutti e tre al 43,75).

Anche il Trentino Alto Adige non presenta amministrazioni comunali che non adottano mai il GPP. Le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono addirittura otto: la carta (70,23%), la gestione delle pulizie e il riscaldamento e l’illuminazione (entrambi al 67,85%), la gestione dei rifiuti (55,95%), la gestione del verde pubblico (addirittura al 48,80%), all’arredo urbano (47,61%), i materiali edili (41,66%) e la ristorazione collettiva (40,47%).

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